| Lo stipendio degli italiani? Circa 2mila euro lordi al mese |
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| Scritto da (CISL MILANO - Red.B&R NEWS) | |
| 26/11/2009 | |
(CISL MILANO - Red. B&R NEWS) - Duemila euro lordi al mese. Questo sarebbe l'importo dello stipendio medio dei lavoratori dipendenti. Certo: quando si può parlare di continuità, quando si può parlare di media percepita (il mezzo pollo fa sempre comodo), quando si può parlare di più di ottocento (800) euro al mese. Il resto "ciccia", tecnicamente parlando. In ogni caso, il dato relativo ai poco più di 25mila euro l'anno, è contenuto nel Rapporto “Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane” realizzato da Unioncamere e OD&M Consulting, con il contributo di Gi Group, presentato a Milano.
Poco più di 25mila euro l'anno, si diceva - ovvero
poco meno di 2mila euro al mese lordi (1.962, se si considera la
tredicesima). I ricercatori hanno tracciato un quadro della situazione
del mercato del lavoro, con particolare riferimento agli aspetti
retributivi. Secondo quanto emerso, tra il 2007 e il 2008 le buste paga
sono aumentate dell’1,7% , ma due terzi della forza lavoro (circa 10
milioni di persone) continuano a percepire un salario lordo inferiore
ai 2mila euro. Non solo, nel 2008 il 46% degli occupati, tra cui
soprattutto quelli delle fasce medio-alte, ha perso potere d’acquisto
rispetto all’anno precedente.
“Il dato sulla crescita delle retribuzioni - osserva Renato Zambelli, segretario della Cisl milanese – va interpretato. Oltre al problema della perdita del potere d’acquisto, il Rapporto evidenzia che l’incremento registrato nel 2008 è inferiore a quelli degli anni precedenti. Si tratta di un segnale di sofferenza per i lavoratori i quali, oltre che con i problemi legati alla crisi, devono fare i conti con un’eccessiva pressione fiscale, che deve essere alleggerita al più presto. Inoltre bisogna puntare decisamente sul secondo livello di contrattazione”. Sempre restando agli stipendi, le donne, con i loro 23.530 euro annui, sono penalizzate rispetto agli uomini, che invece ne portano a casa poco più di 26mila. Un altro fattore di differenziazione è costituito dall’età: le remunerazioni degli over 50 superano - infatti - del 61,3% quelle degli under 25 (sempre secondo il Rapporto, ma anche qui è valida - per chi scrive - la storia del mezzo pollo). Un trend, questo, che appare più evidente nei servizi (68,7%) e un po’ meno nell’industria (53,7%). Nel complesso i livelli retributivi risultano appiattiti verso il basso. Se il divario fra quanto guadagna un dirigente e un operaio resta elevato (+335%), quello fra operai (21.750 euro) e impiegati (25.540) è in decrescita (nel 2003 era del 19,5%, oggi siamo al 17,4%). Interessante il dato sul salario variabile: rappresenta il 12% dello stipendio dei dirigenti, il 6,9% di quello dei quadri e il 2,7% di quello degli impiegati. Ma per guadagnare di più bisogna studiare di più (anche se molti sono i laureati a spasso o con un lavoro non confacente ai loro studi n.d.r.). “L’istruzione – spiega Mario Vavassori, amministratore delegato di OD&M Consulting – rappresenta un veicolo per una progressione retributiva più sostenuta. La distanza tra diplomati e laureati di primo livello è poca. A ‘fare la differenza’ è la laurea specialistica”. E su questa affermazione occorrerebbe aprire un lungo e serio dibattito... Tra i giovani fra 25 e 29 anni, quelli con una laurea specialistica guadagnano 3.580 euro in più all’anno rispetto ai “colleghi” con il titolo triennale, mentre questi ultimi si mettono in tasca appena 220 euro in più dei diplomati. Il quadro viene confermato anche se si considera tutta la popolazione: tra chi ha frequentato solo la scuola dell’obbligo e i laureati con titolo specialistico la differenza di stipendio è pari al 67,2 per cento. Nel dettaglio: uno “scalino” basso (3,2%) separa scuola dell’obbligo e qualifica professionale; uno più alto (13,3%) qualifica e diploma; uno molto elevato (43,3%) diploma e laurea specialistica. Queste dinamiche hanno come sfondo un momento di grave difficoltà. Il rapporto evidenzia che nel 2009 la propensione delle imprese ad assumere è in netta decrescita (-212mila unità) e a farne le spese sono stati soprattutto i giovani. Sei assunzioni su dieci sono state fatte da piccole e medie imprese, mentre è aumentata la richiesta di figure tecniche e specializzate. |
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| Ultimo aggiornamento ( 03/12/2009 ) |
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